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La singolarità economica: prepariamoci a dire addio al capitalismo come lo conosciamo

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Per la rubrica Antropocene proponiamo un estratto liberamente tradotto dal libro The Syntellect Hypothesis: Five Paradigms of the Mind’s Evolution scritto dal futurista, filosofo e saggista Alex Vikoulov.

Nota che non sostengo alcun modello particolare, sto solo dicendo che stiamo rapidamente superando la classica forma di capitalismo. Credo che l’evoluzione economica sia simile a qualsiasi altro processo naturale di sviluppo dei modelli, quindi è applicabile anche allo sviluppo economico. L’evoluzione economica non si esaurisce con il capitalismo. Entro la metà del secolo, probabilmente il geo-post-capitalismo combinerà economia di mercato, elementi socialisti e persino una pianificazione centrale progettata dall’intelligenza artificiale in un contesto decentralizzato delle sue componenti globali. L’utilitarismo evolutivo – assicurare il maggior bene al maggior numero – sembra un’evidente eventualità.

Entro la metà del secolo, probabilmente il geo-post-capitalismo combinerà economia di mercato, elementi socialisti e persino una pianificazione centrale progettata dall’intelligenza artificiale in un contesto decentralizzato delle sue componenti globali.

Fintanto che i costi delle comunicazioni e del calcolo continuano a scendere a causa dei progressi esponenziali della tecnologia, le reti di comunicazione diventano globali e onnipresenti e man mano che le reti proliferano, sostituiscono gradualmente la materia con la mente, cioè l’intelligenza di rete. L’accesso sta diventando più importante della proprietà. In alcune situazioni sarebbe più economicamente ottimale affittare che possedere, in altre situazioni condividere e generare reddito passivo.

Alcuni epicentri di innovazione, come la Silicon Valley, venerata come la capitale tecnologica americana, dove ho la fortuna di vivere, hanno un’influenza fuori misura sull’economia mondiale, i mercati azionari e la cultura. Questo piccolo tratto di terra da San Jose a San Francisco ospita tre delle cinque società più preziose del mondo: giganti della tecnologia come Apple, Facebook, Google, Intel e Oracle rivendicano tutti la Silicon Valley come luogo di nascita e dimora. La Bay Area di San Francisco ha la 19ma economia al mondo per dimensioni, al di sopra della Svizzera e dell’Arabia Saudita. E la California è ora la quinta più grande economia, superando il Regno Unito nel 2018.

Dall’altra parte dell’Oceano Pacifico, la Cina collettivista rivaleggia con gli Stati Uniti in termini di generazione di Big Data. Inoltre, la Cina sembra porre maggiormente l’accento sullo sviluppo della robotica – macchine empatiche – per integrare i robot e, di conseguenza, le AGI nel tessuto della società, mentre finora l’attenzione degli Stati Uniti è stata incarnata dall’IA. La Cina potrebbe essere più vicina alla realizzazione del cervello globale, incarnato nell’Internet of Things, nell’Internet of NanoThings, nell’Internet quantistico e nel Virtual Metaverse rispetto alla maggior parte dei paesi. Ma allo stesso tempo, nulla di tutto ciò avrà davvero importanza: comunque entro la metà del secolo gli stati-nazione svaniranno, proprio come le mura feudali della città non sono più che una peculiarità storica.

Entro la metà del secolo gli stati-nazione svaniranno, proprio come le mura feudali della città non sono più che una peculiarità storica.

Il Rapporto globale sullo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite del 2019 suggerisce che dobbiamo seriamente considerare di apportare cambiamenti drastici ai nostri sistemi economici. “[I] modelli economici che informano il processo decisionale politico nei paesi ricchi ignorano quasi completamente le dimensioni energetiche e materiali dell’economia”, hanno scritto i ricercatori nel rapporto. “Le economie hanno esaurito la capacità degli ecosistemi planetari di gestire i rifiuti generati dall’uso di energia e materiali”. In sintesi, forse è il momento di accettare che non possiamo in qualche modo mantenere una crescita economica senza fine su un pianeta finito.

Ma cosa succede se con la nuova ondata di tecnologie, come la nanotecnologia che ci consentirebbe di riprogrammare la materia a livello molecolare, potremmo superare la scarsità una volta per tutte? Il design diventerebbe quindi la parte più importante dall’inizio alla fine del prodotto che può essere liberamente condivisa o avere un premio sul mercato. Ad ogni modo, questo smantellerà l’attuale sistema sociale, economico e politico, perché diventerà irrilevante; ogni istituzione, ogni sistema di valori, ogni aspetto della nostra vita sono stati governati dalla scarsità: il problema di distribuire una quantità finita di “roba”. Non ci sarà bisogno di nessuna delle istituzioni sociali di oggi. In altre parole, quando la nanotecnologia e la realtà ultra realistica sarà all’ordine del giorno, il sistema costruito sulla scarsità si sgretolerà e ciò preannuncerebbe la prossima “singolarità economica”.

Smetti di immaginare l’Apocalisse, inizia ad immaginare la Rivoluzione! (riflessione sulla minaccia pandemica e sui cambiamenti climatici)

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credits: anonimo

Sta girando online da tempo un meme che recita così: “Stop imaging the Apocalypse, start imaging the Revolution!”. E trovo che sia un bellissima esortazione che mi sento di condividere affinché si affronti in modo costruttivo ed intelligente l’emergenza corrente causata dalla pandemia. Ogni crisi sistemica dovrebbe essere presa come occasione per riflettere, meditare e immaginare un cambiamento per noi stessi e per gli altri. E’ con tale spirito che mi accingo a scrivere tale articolo che vuole riassumere il mio punto di vista sulla difficile situazione in corso.

Si dice che la pandemia in corso sia un “cigno nero” quindi un evento anomalo ed estremo totalmente inaspettato: eppure proprio l’autore del libro “The Black Swan: The Impact of the Highly Improbable” (2007) ci dice che in realtà ci troviamo davanti a un “cigno bianco” quindi si tratterebbe di un fenomeno previsto ed inevitabile, il risultato della struttura del mondo moderno; e le sue conseguenze sarebbero aggravate a causa della globalizzazione economica.

La crisi pandemica rivela quanto fragile, frammentata e scarsamente resiliente sia la società moderna. I cambiamenti globali e strutturali stanno plasmando il mondo e, se non agiamo ora, altre tendenze in aumento scateneranno divisioni e disastri più grandi nella società. Non importa se sei un sostenitore della crisi climatica o un negazionista, il fatto è che dal 1975 la temperatura media della Terra è aumentata di 1 grado Celsius (0,5 gradi dal 2000, sulla base di uno studio della NASA ) e la previsione della tendenza è che latemperatura media continuerà a salire. All’inizio di febbraio 2020, in Antartide è stata misurata una temperatura record di 18,5 ° C (o 65,3 F) . Con l’aumento delle temperature della Terra e dei nostri oceani, i ghiacciai di tutto il mondo si stanno rapidamente restringendo. Questo può potenzialmente rilasciare microbi e virus che sono stati intrappolati e conservati per decine o centinaia di migliaia di anni.

Per quanto la Cina abbia enormi responsabilità nell’aver mancato di prevenire tale minaccia esistenziale contro l’umanità dobbiamo tenere a mente che nel prossimo futuro, come prevedono gli scienziati, ci troveremo a fronteggiare in modo ricorrente e ciclico una serie di minacce pandemiche che caratterizzeranno la nostra epoca, insieme alle già note problematiche quali ondate di calore estremo, incendi colossali, acidificazione degli oceani, perdita di aree costiere e della biodiversità, carestie alimentari diffuse e tutti quegli effetti collaterali derivanti dai cambiamenti climatici.

Nel prossimo futuro ci troveremo a fronteggiare in modo ricorrente e ciclico una serie di minacce pandemiche che caratterizzeranno la nostra epoca

Infatti, come dicono esperti, scienziati e le Nazioni Unite, il pericolo di pandemie globali è legato a doppio filo ai cambianti climatici: deforestazione, allevamenti intensivi, urbanizzazione caotica sono tra i fattori che stanno accrescendo la circolazione di agenti patogeni e i pericoli di malattie infettive.

Siamo adesso troppo attenti all’ emergenza contingente e meno agli effetti collaterali a lungo termine che sono poi quelli che contano e pagheremo in termini sistemici e globali provocando molte più vittime umane ed animali nonché disastri naturali ed umani su larga scala.

Ma tutto ciò non deve farci ammalare di catastrofismo o pessimismo cosmico bensì ci deve spronare a promuovere una rivoluzione progettuale, assumendo un approccio progressista ed ecomodernista, che rappresenti un terzo polo alternativo sia ai cantori ecodecrescisti o sovranisti-nazionalisti, i quali ci vorrebbero in una perenne stagnazione economica e vorrebbero imporci un modello di “società chiusa” in se stessa, sia ai propugnatori del liberismo deregolamentato che non vogliono altro che una forma spietata di selezione sociale dei più ricchi contro i più poveri e deboli.

Si rende quindi necessario un ampliamento della nostra prospettiva e insieme ad essa un approccio progressista ed ecomodernista che rappresenti un terzo polo alternativo sia ai cantori ecodecrescisti o sovranisti-nazionalisti sia ai propugnatori del liberismo deregolamentato

E’ quanto mai allora prioritario impegnarsi su un’agenda verde e radicale di ECO-sviluppo e di un pacchetto globale che tenga conto di misure molteplici prendendo in considerazione sia la mitigazione che l’adattamento ai cambiamenti climatici, nonché distinguendo tra misure a breve e lungo periodo, tra le quali potrei citare:

– Introdurre, drasticamente e rigorosamente, il principio “chi inquina, paga” con una tassazione progressiva delle attività inquinanti per riparare i danni alla salute umana e all’ambiente, e per costringere persone ed aziende a riconsiderare le loro operazioni, catalizzando la domanda e il passaggio a pratiche commerciali e produttive “circolari” e sostenibili (es. agevolando il “lavoro da remoto” invece di far spostare inutilmente persone…), fissando le esternalità negative dell’inquinamento di carbonio e metano. Oltre a disincentivare le emissioni di carbonio e altre sostanze inquinanti, tale tassazione genera anche entrate che i governi possono distribuire ai contribuenti o usarle per finanziare programmi di energia pulita o aiutare coloro che potrebbero perdere il lavoro nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

– Favorire la mobilità elettrica condivisa e quella basata sull’idrogeno, efficientamento energetico degli edifici e delle strutture industriali, inclusione dell’energia atomica nel mix di energie ecosostenibili investendo anche nei reattori nucleari modulari come opzione più sicura e più pulita. Negli ultimi anni si è verificata una sostanziale innovazione nel settore nucleare e i nuovi design dei reattori di quarta generazione offrono potenziali soluzioni ai problemi storici dell’energia nucleare. In effetti, dovremmo ricercare tutte le potenziali soluzioni sul tavolo: tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio, geoingegneria, energia solare orbitale dallo Spazio, etc. – non importa quanto possano sembrare bizzarre – perché quando si tratta di affrontare la crisi climatica, più opzioni sono meglio di poche.

– Per capire origine e diffusione della gran parte di epidemie e pandemie i concetti-chiave che stiamo imparando a conoscere sono “zoonosi” e “spillover”: ciò dovrebbe portare a una maggior consapevolezza ecologica e su quanto sia importante vietare il commercio di animali selvatici, salvaguardare ecosistemi naturali e modificare la nostra dieta su base prevalentemente vegetale. Supportare gli OGM e i prodotti a base vegetale sarà determinante sia per coltivare in modo veramente ecosostenibile sia per compensare il fabbisogno alimentare della popolazione crescente di molti paesi in via di sviluppo, sostenendo anche l’agricoltura idroponica e le fattorie verticali che dimostrino un drastico vantaggio in termini di efficienza, sicurezza e consumo ridotto di suolo.

– Porre un focus speciale sulle città: entro il 2050, la Terra avrà quasi 3 miliardi di persone in più rispetto a noi oggi, e tutta questa crescita della popolazione avverrà nelle città. Se pensavi che la congestione, la qualità dell’aria e il traffico fossero pessimi oggi, non hai ancora visto nulla. I dati ufficiali ci dicono che entro il 2030, ci saranno 43 metropoli con più di 10 milioni di persone, ed entro il 2050, due terzi di noi vivranno in aree urbane. Le metropoli possono giocare un ruolo chiave nell’eco-sviluppo e nella prosperità umana, ecco perché c’è bisogno di un massiccio piano comune sovranazionale per affrontare in modo sistemico e congiunto la gestione e la vivibilità delle aree urbane a beneficio della salute ambientale globale e reinventando il concetto di “smart city”, non in ottica di mero “tecno-soluzionismo” ma guardando ad essa come mega-sistema complesso, ponendo i sistemi ecologici e il design centrato sull’uomo come i principali motori della forma di città.

– Infine, ultimo ma non secondario è dare priorità assoluta all’espansione civile nello spazio: la più grande avventura e opportunità di eco-sviluppo ci aspetta sopra le nostra testa e non dobbiamo fare altro che coglierla. Il sistema solare può fornire una piattaforma materiale praticamente infinita per miliardi e miliardi di persone. Uno studio ha calcolato che il valore di molti asteroidi è misurato in quintilioni di dollari. Trasferire intanto buona parte della produzione, industria e approvvigionamento energetico (solare orbitale dallo spazio, internet satellitare, estrazione materiali da asteroidi, e tutto ciò che gira intorno alla cd. “space-economy”, etc.) significa, come immaginava Isaac Asimov, rendere il nostro pianeta il giardino verso cui l’uomo deve essere saggio demiurgo e guardiano responsabile. Il miglior modo oggi per essere “ecologisti lungimiranti” è supportare allora l’espansione civile nello spazio come azione di lungo periodo efficace e ineludibile per la salvaguardia della biosfera terrestre e l’accelerazione della prosperità umana stessa.

Il miglior modo oggi per essere “ecologisti lungimiranti” è supportare l’espansione civile nello spazio

Sono solo alcuni spunti di riflessione, consapevole che servono ulteriori risposte, scritti sull’onda di un’emergenza sanitaria, ecologica, globale e sistemica. Dobbiamo attrezzarci e prepararci ad un mondo in accelerazione sia di cambiamenti positivi che di quelli negativi, prendendo consapevolezza che noi esseri umani siamo ormai la forza evolutiva piú potente della Terra, nell’epoca eloquentemente chiamata dagli scienziati “antropocene“. E tale consapevolezza può servire per promuovere maggiore saggezza e intelligenza nelle nostre azioni individuali e collettive.

Contrappongo una rivoluzione progettuale globale, pacifica, e costruttiva, a una rivoluzione violenta globale, sanguinosa e distruttiva. La rivoluzione progettuale può essere vinta da tutti. La rivoluzione violenta non può essere vinta da nessuno.

– R. Buckminster Fuller, Manuale operativo per Nave Spaziale Terra (1969)

La causa principale delle pandemie a cui poche persone pensano

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Articolo liberamente tradotto dal blog di P. Shapiro, ospitato sul sitoweb Scientific American, autore di “Clean Meat: How Growing Meat Without Animals Will Revolutionize Dinner and the World” (2018)

È facile per quelli di noi nel mondo occidentale scuotere la testa per i mercati di animali selvatici in Cina che sembrano essere l’origine della pandemia di coronavirus che ora paralizza il globo. Facile, cioè, poiché una tale pratica è letteralmente abbastanza estranea a noi. (a sua difesa, almeno, c’è da dire che la Cina ha al momento vietato tali mercati)

Ma ciò che è più difficile è essere onesti con noi stessi su quali tipi di pandemie possiamo produrre attraverso le nostre pratiche rischiose sull’uso degli animali. E mentre il nuovo coronavirus, paralizzante com’è, potrebbe avere un tasso di mortalità un po’ misericordioso (percentuale di quelli infetti che muoiono) inferiore all’1% , sappiamo che questa catastrofe potrebbe essere solo una prova generale per una pandemia ancora più grave, il che potrebbe richiedere un tributo più raccapricciante, simile alla pandemia di influenza mondiale del 1918, che ebbe origine in Kansas e che uccise almeno 50 milioni di persone .

Quando arriverà quel giorno, è molto probabile che un tale virus abbia anche origine nel desiderio apparentemente insaziabile dell’umanità di mangiare animali, sia selvatici che domestici. Le condizioni in cui oggi alleviamo spesso animali – con decine di migliaia di animali affollati – servono come “amplificatori” per le pandemie virali.

Le condizioni in cui oggi alleviamo spesso animali

servono come “amplificatori” per le pandemie virali

In effetti, l’epidemia di influenza suina H1N1 del 2009 sembra aver avuto origine in un’operazione di confinamento di suini nella Carolina del Nord. E mentre l’epidemia di influenza aviaria H5N1 nel 1997 ha avuto origine evidentemente negli allevamenti di polli cinesi ( tasso di mortalità del caso del 60 percento ), un’influenza aviaria simile negli Stati Uniti nel 2015 ha portato gli allevatori di pollame americani a uccidere decine di milioni dei loro volatili per contenere l’epidemia, che per fortuna non ha mai fatto il salto nella popolazione umana. E proprio in questo momento, sia l’ India che la Cina hanno annunciato focolai di influenza aviaria tra i loro allevamenti di polli. Allo stesso modo, questi non stanno ancora influenzando la salute umana.

Ma abbiamo giocato alla “roulette russa” virale per troppo tempo, motivo per cui gli esperti di sanità pubblica preoccupati per le malattie zoonotiche hanno suonato da anni l’allarme per l’agricoltura industriale degli animali. Michael Greger, autore di Bird Flu: A Virus of Our Own Hatching , definisce l’agricoltura industriale un “ambiente di tempesta perfetto” per le malattie infettive. “Se vuoi davvero creare pandemie globali”, avverte, “allora costruisci allevamenti industriali”.

Se vuoi davvero creare pandemie globali

allora costruisci allevamenti industriali

Infatti, un editoriale del 2007, pubblicato nell’ American Journal of Public Health, temeva che l’insieme di raccolta e macellazione degli animali per il cibo potrebbe essere la genesi della prossima grande pandemia globale. Dato il legame tra l’agricoltura industriale degli animali e il rischio di pandemia, l’editoriale della rivista osservava: “È curioso, quindi, che cambiare il modo in cui gli esseri umani trattano gli animali – fondamentalmente, smettere di mangiarli o, almeno, radicalmente limitare la quantità di quelli che vengono mangiati – è in gran parte fuori dal radar come una significativa misura preventiva“.

Nel 2007 una simile prescrizione avrebbe potuto sembrare fuori dalla considerazione comune in quanto sarebbe sembrata semplicemente troppo irrealistica. Oggi, tuttavia, il progresso tecnologico ha reso più facile immaginare di prendere più seriamente la consulenza degli esperti di sanità pubblica.

Sì, noi umani possiamo desiderare la carne, ma la nostra concezione di “carne” ora sta diventando molto più diversificata rispetto al passato. Mentre una volta “proteina” era sinonimo di un pezzo di carne proveniente dal corpo di un animale vivente, oggi molti americani stanno abbracciando un tipo di diversità proteica che celebra la carne da una varietà di fonti.

C’è il successo delle alternative di carne a base vegetale, ad esempio, che ora sono una parte popolare dei menu delle catene di fast food in tutto il paese. Molte aziende di carne lungimiranti hanno anche rilasciato le proprie offerte alternative di carne a base vegetale. Altre aziende intelligenti di carne stanno iniziando a integrare le proteine vegetali nelle loro proteine animali, offrendo prodotti ibridi che sono migliori per il pianeta e la salute pubblica.

Molte aziende di carne lungimiranti hanno rilasciato le proprie

offerte alternative di carne a base vegetale

E poi c’è il campo della “carne coltivata”, in cui le start-up, spesso supportate da importanti aziende di carne, stanno coltivando carne di animali veri dalle cellule animali piuttosto che dal macello degli animali. Questo tipo di carne non è ancora sul mercato, ma già molte persone, incluso questo scrittore, vi sono impegnate e il governo federale sta preparando un percorso di commercializzazione.

Diversificare i nostri metodi di produzione della carne non solo ci offrirebbe la possibilità di ridurre il rischio di pandemia riducendo il numero di animali vivi che dobbiamo allevare per il cibo, ma potrebbe anche aiutare a mitigare numerosi altri rischi. Che si tratti di cambiamenti climatici, resistenza agli antibiotici, deforestazione, benessere degli animali o altro, i vantaggi dell’ampliamento del nostro portafoglio di proteine sono molteplici.

Che si tratti di cambiamenti climatici, resistenza agli antibiotici,

deforestazione, benessere degli animali o altro, i vantaggi

dell’ampliamento del nostro portafoglio di proteine sono molteplici

Mentre ci accovacciamo e resistiamo alla tempesta del morbo che ora colpisce il mondo, prendiamoci un po’ del nostro tempo libero per considerare che abbiamo il potere di ridurre le probabilità della prossima pandemia. Sì, dovremmo frenare i mercati della fauna selvatica, ma non fermiamoci qui. Se riusciamo a mobilitare l’intera società per mesi per fermare la pandemia, sicuramente abbiamo la volontà di cambiare almeno leggermente la nostra dieta.