Close

Cos’è in breve il Transumanesimo e quali ideali e valori lo ispirano

futureIl testo qui di seguito riproposto è la mia risposta a una domanda di un iscritto su Quora (social media in cui ognuno può porre domande e/o rispondere ad esse su qualsiasi tema).

Il Transumanesimo è un orientamento teorico-pratico e un movimento intellettuale-culturale che ha componenti sia descrittive-predittive che antropologico-prescrittive:

a) l’affermazione descrittiva-predittiva è che i macro-trend tecnologici (in particolare la combinazione e convergenza delle nano-bio-info-cogno tecnologie) renderanno possibile modificare e riprogettare radicalmente l’essere umano ampliando e migliorando le nostre capacità psicofisiche nonché il nostro potere sulla natura.

b) l’affermazione antropologico-prescrittiva è che l’essere umano, dotato di intelligenza autotrascendente, ha facoltà e dovere di accelerare artificialmente l’evoluzione,  aumentando ed espandendo la propria autodeterminazione individuale e collettiva.

Il nucleo valoriale ed ideale a fondamento della filosofia transumanista è riassumibile nel concetto-cardine di “Evoluzione Autodiretta” che indica l’essere umano (inteso come ente spirituale e morale più che mero ente biologico) in grado di autodeterminarsi in ogni ambito esistenziale. Tale autodeterminazione consiste nella capacità e nell’atto con cui l’essere umano determina consapevolmente e volontariamente sé stesso secondo una ‘legge morale universale’, ossia razionalmente valida per tutti gli esseri umani, in opposizione alla condizione eteronoma (naturale, sociale, fisica, o altro) in cui l’essere umano dipende da, oppure è strettamente vincolato a, cause o forze esterne e superiori alla sua ragione e volontà.

Il disegno etico-ideale transumanista, di conseguenza, è espandere progressivamente e radicalmente l’autodeterminazione di qualunque intelligenza autocosciente anzitutto ribellandosi e spezzando dettami e restrizioni che rendono l’essere umano subalterno a un destino o meccanismo prefissato da qualsiasi autorità / entità / processo naturale, morale, sociale o metafisico. All’Uomo è pertanto assegnato, dalla missione e progetto transumanista, il compito di:

– emanciparsi dal meccanismo indifferente e fortuito della selezione naturale che ci rende meri mezzi (di riproduzione e perpetuazione biologica) e non fini

– trascendere i vincoli biologico-naturali (scarsità, malattie, vecchiaia, mortalità, etc.) e perfezionare / potenziare le qualità umane in un quadro etico razionale e responsabile

– sostituire il processo di selezione / evoluzione per “adattamento naturale” con quello di selezione / evoluzione per “autodeterminazione artificiale”

– ridurre nella misura maggiore possibile i rischi esistenziali a cui l’avanzamento scientifico e tecnologico, o l’opera e azione umana, potrebbero dar luogo

– sostenere l’accesso equo ai mezzi e alle risorse necessari per l’autodeterminazione individuale e collettiva nonché sostenere il benessere di tutte le forme di vita coscienti e senzienti presenti nell’universo

– realizzare un progresso e optimum umanitario a somma positiva in cui ogni forma di vita cosciente e senziente trovi il suo spazio vitale senza invadere o attentare all’individualità e libertà altrui

– difendere il diritto inviolabile alla propria libertà per cui ogni eventualemodificazione / manipolazione tecnologica sul proprio corpo e sulla propria mente deve sempre essere opzione facoltativa e prerogativa autonoma del singolo soggetto (secondo la cd. “libertà morfologica” e il “principio di autodeterminazione” fortemente sostenuti dal Transumanesimo).

Nella concezione transumanista l’Uomo, visto come homo transcendens, è posto quindi al centro del discorso tecnologico con il compito demiurgico di plasmare se stesso e il mondo anzitutto scegliendo se continuare ad affidarsi alla lotteria naturale — con tutto ciò che da essa deriva come sofferenza e mortalità — oppure trascendere la propria ristretta condizione istintuale-biologico-naturale: siamo qui davanti alla massima espressione ideale dell’autodeterminazione umana, quella di un’evoluzione teleologicamente orientata, per l’appunto chiamata Evoluzione Autodiretta. Il potere effettivo del soggetto (individuale o collettivo) di autodeterminare sé stesso risulta quindi centrale e cruciale nella prospettiva ideale transumanista per cui:

gli individui cessano di essere ciechi strumenti del caso o della necessità e diventano artefici coscienti della propria libertà.

(dal Manifesto Fondativo Transumanista)

Nella foto: Monumento ai conquistatori del cosmo ( eretto a Mosca nel 1964 )
Monumento ai conquistatori del cosmo ( eretto a Mosca nel 1964 )

Infine, va esplicitato in breve come situare il Transumanesimo sul piano terminologico-concettuale, sul piano storico-culturale e su quello organizzativo per evitare facili equivoci o semplificazioni indebite.

Sul piano terminologico-concettuale: il prefisso latino “trans”, nel termine trans-umanesimo, esprime il processo e l’opportunità di “transcendere” – attraverso mezzi culturali e tecnici – la nostra eredità e status biologico-naturale pertanto esso non va assolutamente confuso con un’impostazione anti-umanista o post-modernista tesa a superare ciò che ci rende umani, o peggio a favorire un’obsolescenza o liquidazione dell’umanità (quadro fosco al massimo buono per un racconto catastrofista-distopico). A contraddistinguere l’ideale transumanista è viceversa l’aspirazione non solo a migliorare la condizione umana, come propugnato dall’umanesimo tradizionale, bensì pure a convertire radicalmente e artificialmente la stessa natura umana allo scopo di accrescere ed elevare in senso materiale e spirituale l’essere umano e ogni essere cosciente e senziente.

Sul piano storico-culturale: il pensiero transumanista è frutto di sincretismo ideologico e sintesi intellettuale attingendo e assimilando molteplici modelli e riferimenti filosofici, morali, spirituali, etc.: dal razionalismo occidentale all’umanesimo rinascimentale, dal pensiero baconiano e illuminista al titanismo e streben romantico, per arrivare all’orientamento “cosmista” e a certi filoni fantascientifici (in primis il cyberpunk), fino a quei pensatori-scienziati che hanno coniato il concetto di Transumanesimo ossia Julian Huxley e Teilhard De Chardin.

Sul piano organizzativo: il movimento culturale transumanista si presenta come comunità aperta e plurale, apartitica e aconfessionale, accogliendo generalmente un ampio spettro di ideologie, dottrine e persone che, pur nella diversa sensibilità e posizione politica o religiosa, condividono il medesimo orizzonte tecnoprogressista e sono ispirati dai medesimi valori e ideali che abbiamo sopra sommariamente esposto.

Fonti:

Dichiarazione Transumanista (2009)

Manifesto Fondativo Transumanista

Transumanesimo. Un’introduzione all’idea di Evoluzione Autodiretta

Blade Runner 2049 è il miracolo fantascientifico di cui avevamo bisogno (recensione senza spoiler)

Sono passati più di 30 anni dal primo Blade Runner che è entrato nella testa e nei cuori degli appassionati e cultori di cinema e fantascienza. Il film di Ridley Scott, ricordiamolo, fu un’opera senza dubbio innovativa nell’ambito fantascientifico sostanzialmente per una duplice ragione:

  • Perchè fu uno “spartiacque” per la fantascienza dell’epoca, che fino ad allora si era concentrata su navi spaziali, invasioni aliene, catastrofi tecnologiche, etc., in quanto per la prima volta si portava su schermo un noir futuristico di ispirazione dickiana: sul conflitto tra Deckard e gli androidi Nexus 6 si innesta non soltanto l’eterna questione etica e filosofica del confronto tra uomo e macchina, ma un discorso molto più profondo sulla nostra stessa identità di esseri umani.
  • Perchè entrò nell’immaginario collettivo: dalla famosa frase “io ne ho viste di cose…” alla sua inconfondibile estetica decadente, oltre a essere il capostipite di un’intera corrente quale il cyberpunk (nonché ispirando nei decenni successivi numerose opere e serie tv quali Battlestar Galactica, Ghost in the Shell, la serie Westworld, etc.), il film influenzò un’intera generazione di persone.

Dopo tutto questo tempo decidere di proporre e realizzare un sequel appariva un’impresa quantomeno azzardata, suscitando molte perplessità o perfino sdegno in chi aveva adorato il film originario (nelle sue varie versioni), eppure personalmente fin da quando ho saputo che ci sarebbe stato un secondo capitolo diretto dal talentuoso regista Danis Villeneuve, e la storia sarebbe stata scritta anche da uno degli sceneggiatori del film originario (Hampton Fancher), con produttore lo stesso Ridley Scott, mi sono rincuorato e la mia curiosità è andata crescendo.

Ma ha davvero senso un seguito del primo Blade Runner? A differenza di molti che pensano un seguito sia del tutto inutile invece la mia risposta è affermativa: perchè può essere estremamente interessante vedere ricreate ancora una volta sullo schermo quelle ambientazioni e atmosfere cupissime e decadenti con le tecniche cinematografiche odierne, perchè vi erano alcune questioni narrative lasciate in sospeso nel primo film (esempio: scoprire qualcosa delle colonie Extra-Mondo, cosa succede alla Tyrell Corp. dopo la morte del suo fondatore, cosa accade a Deckard e Rachel dopo la loro fuga? Ma soprattutto Deckard è umano o replicante?). E perchè le questioni e tematiche filosofiche di derivazione dickiana e riprese in forma nuova nel film sono ancora universali ed attuali.

La questione filosofica chiave nel film originario è la domanda “cosa significa essere umano?”

La questione filosofica chiave nel film originario è infatti la domanda “cosa significa essere umano?”: il film trasmette l’idea che semplici criteri diagnostici (rappresentati dal test voigt-kampf) per decidere chi o cosa sia o non sia umano sono destinati a fallire e che quindi ci possono essere umani senza empatia e replicanti con empatia. I replicanti ribelli possono essere visti come una formidabile metafora di un’umanità interamente artificiale (lo slogan della Tyrell Corp. è infatti “più umani degli umani”) che però deve misurarsi con la propria finitudine: essi devono affrontare il problema della longevità (avendo infatti una durata di soli 4 anni) guidati dal leader luciferino Roy Batty che arriva ad uccidere il suo Creatore (una sorta di parricidio dalla valenza simbolica enorme che richiama i miti antichi).

Blade Runner 2049 riprende le questioni alla base del primo film: cosa significa essere umani e in che misura un umanoide sintetico può avere personalità o coscienza di sé. Ma il sequel non risponde alle domande lasciate dall’originale, ne pone anzi di nuove. La storia segue l’indagine dell’agente K – membro di una nuova e più obbediente generazione di replicanti nonché lui stesso cacciatore delle vecchie versioni di replicanti ribelli – il quale, intraprendendo una sua indagine e scoprendo il segreto di un replicante che aveva appena “ritirato”, comincia a mettere in discussione la realtà dei suoi ricordi, e persino la sua identità stessa di replicante.

La narrazione del secondo Blade Runner – ambientato trenta anni dopo i fatti del primo e fondamentalmente nella stessa metropoli decadente per quanto dall’atmosfera ancora più cupa e desolata – si muove maggiormente nello spirito di P.K.Dick per seguire la prospettiva del replicante K nella sua ricerca della propria identità e senso esistenziale. Si possono identificare alcuni temi filosofici che sono abbastanza chiari nel nuovo film: in primo luogo viene sicuramente ripresa la questione originaria “che cosa significa essere umani?”, in secondo luogo vi è la domanda “che cosa è reale?”, soprattutto espressa metaforicamente nella relazione affettiva tra l’agente K e il suo ologramma Joi, insieme alla domanda epistemologica “cosa posso sapere?”. La terza e quarta domanda poste dal film sono: “quali sono le ragioni dell’identità di una persona?” e “posso fidarmi dei miei ricordi?” e infine “come possiamo rendere le nostre vite significative attraverso le nostre scelte?”

Il personaggio di K nel film, in particolare, è paradigmatico perchè può essere visto come figura metaforica in cui si ritrova tutta la parabola della coscienza umana: comincia a interrogarsi sulla sua natura, a un certo punto pensa di essere speciale, poi con le più recenti scoperte perde traumaticamente tale posizione eccezionale, e infine la riacquista esercitando la sua autodeterminazione con un atto autonomo e consapevole.

Il film di Villeneuve è allo stesso tempo un grande omaggio al film originario, un degnissimo erede e una magnifica espansione.

Il film di Villeneuve, aprendo nuovi orizzonti narrativi ed estetici, risulta allo stesso tempo un grande omaggio al film originario, un degnissimo erede e una magnifica espansione: dalla regia e montaggio magistrali, alle inquadrature che meriterebbero di essere esposte in una galleria d’arte, dall’uso incredibile della luce, ai mai scontati riferimenti espliciti ed impliciti al film originario, dalla colonna sonora che irrompe in modo grandioso ed evocativo, alle questioni profonde, e di portata universale, sollevate sulla scia del film originario.

Stiamo allora parlando di un film privo di difetti? Certo che no: la colonna sonora, per quanto integrata e cucita perfettamente alle scene del film, non è certo memorabile (come fu invece quella di Vangelis) e non ci sono frasi che ricorderemo e citeremo negli anni avvenire. Ma sinceramente si tratta di micro-difetti che non vanno a pregiudicare un’opera dall’impianto narrativo ed estetico tanto organico quanto solidissimo.

Ho letto diversi commenti che giudicano negativamente il film per via del suo procedere lento (curiosamente è una delle accuse che erano state dirette anche al film originario…!): ma giudicare un film come brutto o noioso perchè “lento” non dimostra nulla del valore artistico del film bensì rivela solo che si è abituati (male) ai ritmi frenetici dei soliti cinegiocattoloni e blockbuster americani. Quella di Villeneuve è un’opera che ha volutamente tempi dilatati con momenti intimisti e introspettivi che caratterizzavano anche il film originario (o almeno le due ultime versioni di esso). Avrebbero potuto benissimo fare (con il budget enorme che avevano) un film con molta più velocità ed azione così da renderlo più “commerciale” eppure hanno scelto di fare qualcosa di diverso e questo secondo me è un punto assolutamente a favore della regia.

Siamo davanti a un’opera spanne sopra a tanti altri prodotti del genere, sia per potenza visiva che per coraggio narrativo.

La verità è che siamo davanti a un’opera spanne sopra a tanti altri prodotti del genere, sia per potenza visiva che per coraggio narrativo: realizzare un film dal budget enorme con una preponderante componente riflessiva e introspettiva è decisamente controcorrente al trend dominante di blockbuster sci-fi hoollywoodiani e fare tutto ciò riuscendo allo stesso tempo a mantenere però la spettacolarità e magnificenza estetica è cosa che avviene raramente nel cinema.

Per tutte queste ragioni, a cui se ne potrebbero aggiungere altre, questo secondo immenso capitolo di Blade Runner – sebbene non si può gridare al “capolavoro” in quanto non sarà certo ricordato come uno spartiacque nella fantascienza né entrerà nell’immaginario collettivo come il suo predecessore – può non solo però essere considerato uno straordinario seguito (cosa che era da molti scettici, seppur comprensibilmente, considerata impresa impossibile) ma può senz’altro contendere il primato di più bel film di fantascienza degli ultimi venti anni (insieme a opere quali Inception e Interstellar). E scusate se è poco 🙂

Chi non riconosce oggettivamente tutto ciò (come alcune recensioni e commenti abbastanza negativi che mi è capitato di leggere) vuol dire che non ha mai veramente apprezzato nemmeno il film originario, che manca di cultura cinematografica/fantascientifica e difetta di senso estetico o ne ha uno assai poco sviluppato e superficiale come d’altronde è tipico di molta gente oggi (il che spiega perché in giro c’è così tanta spazzatura artistica che viene in fretta consumata quanto poi dimenticata).

Questo Blade Runner 2049, esattamente come quello originario, probabilmente all’inizio sará perlopiù snobbato dal grande pubblico, ma come quello originario, seppur con conseguenze diverse, a dispetto dei suoi detrattori è destinato a lasciare un segno indelebile nella storia del cinema e della fantascienza.

Se non avete ancora visto questa possente opera cinematografica allora il consiglio accorato è di rimediare il prima possibile (ma è essenziale aver visto ed amato il film originario per capire e apprezzare certe cose…) perchè BLADE RUNNER 2049 E’ IL MIRACOLO FANTASCIENTIFICO DI CUI AVEVAMO BISOGNO.

CURIOSITA’: secondo una teoria che gira da tempo sul web la saga di Blade Runner e quella di Alien potrebbero far parte del medesimo universo narrativo e un easter egg in Blade Runner 2049 pare confermarlo!

 

 

 

Chi è il Transumanista? Nient’altro che il dadoforo della libertà

heinrich_fueger_1817_prometheus_brings_fire_to_mankind
Prometeo ruba il fuoco (1817) di Heinrich Friedrich Fuger

Mi trovo spesso a pensare, da divulgatore e scrittore, come poter esprimere sinteticamente certi concetti, nozioni, idee per poterli comunicare nel modo più chiaro ed efficace possibile al pubblico. Nell’attuale società dell’attenzione scarsa e dell’informazione flash saper condensare in poche parole pensieri complessi è diventata ormai un’abilità fondamentale se non si vuole correre un elevato rischio di essere completamente ignorati. Tanto più questa capacità sintetica è necessaria se uno vuole promuovere un particolare valore ed ideale a cui tiene come nel mio caso di pensatore e attivista transumanista.

Il Transumanesimo, movimento culturale assai controverso nell’opinione pubblica seppur molte sue idee stanno diventando progressivamente mainstream, viene generalmente definito come un orientamento intellettuale-scientifico-filosofico che si propone di migliorare, mediante scienza e tecnica, la condizione umana:

Il Transumanesimo è movimento culturale che sostiene l’uso delle scoperte scientifiche e tecnologiche per aumentare le capacità fisiche e cognitive e migliorare quegli aspetti della condizione umana che sono considerati indesiderabili, come la malattia e l’invecchiamento, in vista anche di una possibile trasformazione postumana.

dalla voce di Wikpedia

Secondo questa definizione popolare e diffusa, più o meno ripresa da numerosi articolisti e diversi saggisti, per il Transumanista è necessario e desiderabile, attraverso scoperte scientifiche e strumenti tecnologici, superare le attuali restrizioni/limitazioni della natura umana. Ma tale definizione, con un’ evidente focus sulla sfera scientifico-tecnologica e sul processo autotrasformativo, coglie davvero il nucleo etico e la ragione morale del Transumanesimo?

Forse abbiamo bisogno di una definizione più adeguata ponendo l’accento non tanto su scienza e tecnica – nella prospettiva transumanista considerati dei meri mezzi, seppur determinanti e imprescindibili, per il miglioramento e perfezionamento umano – quanto invece sull’elemento assiologico e sulla finalità umanitaria che caratterizza la proposta transumanista.

Sebbene la definizione classica di Transumanesimo è corretta, giacché spezzare i vincoli naturali indesiderabili, mediante impiego della tecnoscienza, è certamente parte costitutiva della missione transumanista, tuttavia molti si chiederebbero, e infatti si chiedono, perchè dovremmo farlo, cioè perchè aspirare a rivoluzionare la condizione umana fino a proporre di superare certi confini naturali, quali scarsità, biologia, mortalità, etc., che per motivazioni morali, religiose, o irrazionali la maggioranza delle persone ancora oggi ritiene inevitabili, insormontabili, intoccabili? E’ questa, secondo me, la domanda giusta che dovremmo porci ogniqualvolta cerchiamo di definire – comprendere – spiegare cos’è il Transumanesimo.

Ho avuto il piacere di contribuire a un Manifesto Transumanista in cui il concetto chiave è quello di Evoluzione Autodiretta. Ora non starò a spiegare tale concetto dato che c’è un intero documento, disponibile alla lettura, a cui quindi rimando. Voglio però dire che il merito di tale manifesto è esprimere in sintesi l’essenza ideale nonché il nucleo etico a fondamento del Transumanesimo, descrivendone esattamente il processo e la finalità che lo muove: appunto quella dell’autodirezione evolutiva che indica in modo inequivocabile quanto la corrente transumanista abbia a cuore la libertà umana.

In una mia intervista per SoloTablet.it ho tentato di esporre in poche parole l’ispirazione filosofica e l’ideale umanitario dell’approccio transumanista:

Oggi questo spirito rinascimentale e illuminista, per cui l’Uomo smette di demandare a Dio o alla Natura il suo destino ma sceglie di partecipare attivamente al miglioramento spirituale e materiale di sé e del mondo, rivive in qualche modo nella corrente culturale-filosofica del Transumanesimo in cui il principio di autodeterminazione è così centrale e prioritario da diventarne la pietra angolare di un’ intera filosofia neo- e tecno- umanista che si propone di affrancare l’Uomo, attraverso scienza e tecnica eticamente orientate, dai vincoli di ordine sociale e naturale che impediscono il dispiegarsi delle potenzialità umane come singolo e come specie.

Nel progetto transumanista l’Uomo è posto al centro del discorso tecnologico con il compito di autodeterminare se stesso anzitutto scegliendo se continuare ad affidarsi alla lotteria naturale –  con tutto ciò che da essa deriva come vecchiaia, sofferenza, scarsità, mortalità, etc. –  oppure trascendere spiritualmente e materialmente la propria ristretta condizione istintuale-biologico-naturale. Siamo qui davanti alla massima espressione ideale dell’autodeterminazione umana, quella di un’evoluzione teleologicamente orientata, per l’appunto dalla filosofia transumanista sintetizzata nel concetto cardine di Evoluzione Autodiretta.

Quando diciamo che la missione transumanista è volta a trascendere i vincoli istintuali-biologico-naturali, ad affermare il principio di autodeterminazione in ogni ambito umano, e quindi a realizzare l’Evoluzione Autodiretta per ogni essere autocosciente, orbene tutto ciò significa che nell’ideale transumanista deve essere sempre l’Individuo raziocinante e consapevole a determinare il proprio destino evolutivo scegliendo di volta in volta se affidarsi al meccanismo naturale o al miglioramento artificiale: è tutta qui la portata morale e proposta scandalosa del Transumanesimo.

Ergo il Transumanesimo si qualifica come anelito alla libertà, come un libertarismo veramente coerente, un pensiero e azione che non si limita a voler realizzare la libertà nell’ordine sociale e civile ma vuole espandere tale libertà anche, e persino, contro l’ordine naturale. L’Uomo visto come fine, e non come mero oggetto, implica che niente può e deve costituire ostacolo all’autodeterminazione umana pertanto è un imperativo etico anche contrastare e sconfiggere tutte quelle forze ostili naturali che limitano la nostra libertà di vivere ed agire nel mondo  – ovviamente fintanto che tale libertà non sia dannosa per altri essere autocoscienti.

Si può perciò dire che il Transumanesimo non fa altro che estendere, a 360 gradi, il principio di autodeterminazione:

L’autodeterminazione rappresenta un valore etico fondamentale del Transumanesimo, il quale – sotto questo profilo – può essere interpretato come una vera e propria dichiarazione di indipendenza dell’individuo contro la tirannia del processo evolutivo naturale.

da un passo del Manifesto Transumanista.

Ecco quindi che nel disegno transumanista ogni individuo dotato di ragione deve avere la possibilità di autodeterminare se stesso affinché possa scegliere in libertà, indipendentemente e volontariamente, cosa fare della propria esistenza in ambito sociale e naturale. Questa aspirazione libertaria, che in quanto tensione etica è intrinsecamente contra naturam, è stata d’altronde espressa molto tempo fa anche da un grande pensatore libertario come Errico Malatesta per cui l’Uomo è tanto più libero quanto più riesce a piegare ed assoggettare le avversità esterne che lo circondano:

Il concetto della libertà per tutti è concetto umano; è conquista, è vittoria, forse la più importante di tutte, dell’umanità contro la natura.

(Cit. in Un’idea esagerata di libertà, Giampietro N. Berti, Milano, Elèuthera, 1994, p.144)

Se il Transumanesimo dunque è quel movimento umanitario che tiene universalmente viva la fiamma della libertà, da esso intesa come Evoluzione Autodiretta, ne consegue che ogni transumanista non è nient’altro che un dadoforo (dal greco δᾳόρος “portatore di fiaccola”) di tale Libertà per sé e per gli altri.